Vaughn
«Allie, non dobbiamo andarci per forza» dico, drizzandomi a sedere sul letto per guardare quella che è la mia fidanzata da sei mesi muoversi per la nostra stanza con addosso la mia t-shirt e un paio di mutandine. Troverei la scena sexy da morire se non fosse per la mano che tiene premuta sullo stomaco. Certo, organizzare il matrimonio è importante, ma non mi piace il fatto che ogni volta che deve fare i preparativi, abbia l'aria di essere malata. «C'è ancora tempo.»
Mi rivolge un sorriso compassionevole e scuote la testa. «In realtà no. So che mancano sei mesi al grande giorno, ma visto che i nostri inviti hanno superato la capienza della sala che abbiamo prenotato, dobbiamo capire dove diavolo celebrare le nozze. E dal momento che Julia andrà di nuovo fuori città domani, questa è la nostra occasione.»
«Lo capisco.» Solo che non mi piace. E la verità? L'unica ragione per cui mi importa qualcosa di questi preparativi nuziali è che Natalie ci tiene. Vuole fare le cose per bene, perciò lo voglio anch'io.
Piegando le ginocchia, mi sporgo in avanti e con una mano le faccio segno di raggiungermi. «Torna a letto per un minuto.» Sbuffo una risata quando la vedo inarcare un sopracciglio. «Farò il bravo. Promesso.»
Curva le labbra in un sorriso che mi fa sempre un certo effetto e scivola nello spazio tra le mie gambe, intrecciando le dita alle mie. «Sto bene. Sono solo un po' in ansia. Ma ne vale la pena.»
«Sei eccitata?»
«Sono eccitata all'idea di essere finalmente tua moglie.»
Mia moglie. Accidenti, mi piace da impazzire come suona.
E forse è il basso rombo che risuona dal profondo del mio petto a tradirmi, perché il sorriso di Natalie assume una sfumatura maliziosa.
Si morde il labbro. «Sarò Mrs. Natalie Vassar.»
Deglutisco.
È così sexy. Non vedo l'ora che porti il mio cognome.
Ma ho detto che avrei fatto il bravo, quindi, per quanto desideri mettermela in grembo e farglielo ripetere ancora e ancora e ancora... non lo faccio. Julia ci sta aiutando parecchio con i preparativi e non sarebbe giusto farla aspettare.
Natalie alza le nostre mani unite e agita il dito su cui porta l'anello di fidanzamento. «Avremo le stesse fedi. Larghe, spesse e in platino. Un solo sguardo e tutti sapranno...» Si fa più vicina e mi guarda da sotto le folte ciglia scure. «...che sono tua.»
Cazzo. Ho provato a resistere, ma questa ragazza sa esattamente cosa dire per spezzare il mio autocontrollo. Nell'istante successivo, l'ho girata sulla schiena e sono posizionato tra le sue gambe nude e divaricate.
«Pensavo che avresti fatto il bravo» mormora dolcemente, con le dita infilate nei miei capelli e il palmo della mano che preme sulla parte posteriore della mia coscia, gesto che mi dice esattamente dove mi vuole.
«Oh, sarò bravo eccome.» Le sfioro la bocca con la mia, stuzzicandola finché non si inarca sotto di me, senza fiato e con le labbra schiuse in una supplica che non posso rifiutare. Stringendole i capelli tra le dita, cedo al bacio impetuoso che ho trattenuto finora.
Geme all'intrusione della mia lingua e fa scivolare la mano verso il basso per sfregarmi la turgida erezione. Dopodiché, ci liberiamo dei pochi indumenti che ci separano e rotoliamo sul letto come se fosse la prima volta in un anno che stiamo insieme.
Non ne ho mai abbastanza del suo corpo, delle sue flebili grida di piacere e dello sguardo nei suoi occhi quando affondo completamente nel suo stretto e umido calore con una sola spinta. Non c'è niente di più bello.
«È una sensazione stupenda» ansima, carezzandomi il petto e le spalle. «La adoro.» Incrocia i miei occhi. «Ti amo.»
Non sono ancora abituato a sentire quelle due parole. Ogni volta che le pronuncia è un regalo che mi toglie il fiato.
«Ti amo, piccola. Tantissimo.» Dondolo il bacino tra le sue cosce, cambio l'angolazione delle spinte e la guardo mentre schiude le labbra in un gemito silenzioso e sposta le ginocchia più in alto sul mio torace.
Ecco, è questo il punto più sensibile.
Lo stimolo andandolo a toccare con una spinta dopo l'altra. Possedendola più forte. Più velocemente.
«Vieni per me, Allie.»
Dopo un istante, si contrae intorno a me mentre raggiunge l'acme del piacere, gridando il mio nome e trascinandomi con sé verso l'orgasmo.
Un'ora più tardi stiamo andando da suo fratello con soli dieci minuti di ritardo, dopo esserci fatti una doccia ed esserci cambiati. Quello sguardo ansioso è tornato sul suo viso e sono quasi tentato di cancellarlo con un bacio nell'ascensore. Ma dal momento che Baxter sembra già volermi mettere al tappeto ogni volta che sono in prossimità di sua sorella, invece di divorarle la bocca finché non mi salta addosso, le do una stretta alla mano e mi piego in avanti per baciarle la testa.
Le porte dell'ascensore si aprono sull'appartamento che metà della squadra gli invidia. È un posto carino e spazioso, con una splendida vista sulla città. L'unico problema è il ragazzo lì in piedi nell'ingresso per accoglierci.
Baxter mi rivolge un sorriso a labbra strette – perché ora siamo amici – e poi stringe Natalie in un caloroso abbraccio. «Julia ha trasformato la sala da pranzo in un'agenzia matrimoniale. Sei pronta?»
Per un secondo, Natalie impallidisce e una parte di me vorrebbe prenderla in disparte e chiederle di nuovo se questo è davvero quello che vuole. Ma poi Julia esce dalla cucina con il cellulare all'orecchio.
«Mandami i contratti e gli darò uno sguardo domani. Mi prendo il resto della giornata libera.» Riattacca e viene verso di noi per avvolgerci in un abbraccio veloce e per dare un bacio focoso a suo marito.
Quando si staccano per riprendere fiato, Baxter ha un'espressione da ebete sul viso che me lo fa detestare un po' di meno.
Julia tira un respiro profondo e si sfrega le mani. «Ok, ragazzi, il tempo stringe. Mettiamoci al lavoro.»
Natalie
Mia cognata è instancabile. Non so nemmeno quanto tempo sia passato da quando abbiamo cominciato, ma Greg e Vaughn non hanno smesso di fare telefonate e cancellare voci dall'enorme lavagna bianca da stamattina. Stanno facendo a gara a chi fa più cose. Al momento sono testa a testa, ma sono un po' preoccupata per quello che accadrà quando uno di loro “vincerà”.
Julia è seduta alla mia destra, l'enorme raccoglitore aperto tra di noi e un'ampia gamma di opuscoli sparsi sul tavolo.
«Mi piace l'hotel Henley» dice, indicando una foto del roseto sul tetto. «Ma la sala da ballo non è abbastanza grande per il ricevimento ed è inadatta in pieno inverno.»
«Giusto» concordo, mentre vengo assalita dallo stesso senso di nausea di stamattina.
Passa all'hotel successivo e poi si ferma. «Ehi, non hai una bella cera.»
Vaughn si interrompe nel bel mezzo di una chiamata e si gira verso di me. «Allie?»
Liquido la sua preoccupazione con un gesto della mano. «Penso che dipenda dalla fame. Probabilmente avrei dovuto mangiare qualcosa di più di un toast per colazione.»
Vaughn dice a chiunque sia all'altro capo della linea che richiamerà più tardi e riattacca. «Ordino qualcosa da mangiare. Cosa ti va?»
Un minuto fa, qualsiasi cosa. Ma ora? Ugh.
Greg termina la sua telefonata. «Ti senti bene, Goon? Sei pallida come un cencio.»
Mi mordo il labbro, sperando che la nausea passi. Poi scuoto la testa, allontanando la sedia dal tavolo. «Voglio solo un bicchiere d'acqua. Ma voi ordinate qualunque cosa vi vada di mangiare.»
Quando mi alzo in piedi, la stanza inizia a vorticare e a diventare sfocata.
Vaughn si sta già muovendo, ma è troppo tardi. Cado a terra.
* * *
Novanta minuti dopo, mi sento ancora disturbata di stomaco.
«Non c'era bisogno che mi portaste in ospedale» brontolo, ma i due giganti in piedi accanto al mio letto con le braccia conserte mi ignorano completamente.
«Tesoro, sei svenuta» dice Vaughn, guardandomi con espressione preoccupata.
Greg annuisce. «Non sai nemmeno cos'hai. Inoltre siamo già qui, quindi stai buona e aspetta che la dottoressa venga a dirci cosa c'è che non va.»
Guardo Julia, che è seduta sulla sedia nell'angolo, nella speranza che sia più ragionevole. «L'unica cosa che non va in me è che ho bisogno di un sandwich.»
Lei mi guarda con occhi comprensivi. «Ho cercato di fermarli, ma quando hanno iniziato a litigare su chi doveva portarti in braccio fino alla macchina, è stato impossibile farli ragionare.»
«Non avevo alcun bisogno di essere portata in braccio.» Peccato che il mio fidanzato iperprotettivo non fosse in vena di sentire ragione.
Vaughn guarda Greg, e per la prima volta, forse in assoluto, i due uomini che amo di più al mondo non sembrano volersi ammazzare a vicenda. «Forse dovrebbe rimanere qui stanotte. Giusto per essere sicuri.»
«Dormire qui? Sono le due del pomeriggio!» strillo. Non ho idea del perché sia svenuta, ma scommetto che è stata colpa dello stress da matrimonio e della fame. Anche se, onestamente, lo stress non mi ha mai fatto un simile effetto. Ciononostante...
Greg alza gli occhi al cielo alla mia reazione. «Farle passare la notte qui è una buona idea. Ne parleremo con la dottoressa.»
Vaughn mi guarda con espressione ansiosa, toccandomi la gamba, la mano e i capelli come se temesse che non sarà più in grado di farlo. «Forse dovrei assumere un'infermiera o qualcun altro che ti accudisca a casa.»
«Vaughn, sto bene.»
Julia scoppia a ridere. «Sono sicura che stai bene. Ma questo è quello che ti meriti per averci spaventato a morte.»
La porta della stanza si apre e la dottoressa fa il suo ingresso. È una donna minuta che sembra mangiare i tipi come Greg e Vaughn per colazione. «Ok, tutti fuori, per favore.»
Mio fratello e il mio fidanzato iniziano a protestare, ma Julia afferra Greg per la manica e lo trascina fuori.
Vaughn sembra sul punto di avere un infarto, e inoltre preferirei che sentisse che sto bene dalla dottoressa in persona, quindi le chiedo se può restare.
«La scelta è sua» risponde la dottoressa, appoggiando un computer portatile sulla piccola scrivania nell'angolo.
Parto con l'ovvio. «Ero solo un po' affamata e stressata. Sul serio, sono sicura che non è niente.»
La dottoressa inclina leggermente la testa di lato. «Bé, non direi esattamente niente. Quando ha avuto l'ultimo ciclo mestruale?»
Sbatto le palpebre.
Vaughn fa lo stesso. Poi tossisce, fa un passo barcollante all'indietro e si lascia cadere, sorridendo, sul letto accanto a me. «Allie.»
Scuoto la testa, spostando lo sguardo dal mio fidanzato alla dottoressa e viceversa. «No» dico con una risata strozzata. Devo farle capire che è impossibile. «Siamo sempre molto attenti a usare i contraccettivi.»
«Natalie» dice Vaughn, prendendomi la mano.
«Ok, lo siamo quasi sempre. Cioè, ho smesso di prendere la pillola di modo che quando saremo sposati...» Solo che, ora che ci penso meglio, stamattina non ci è passato nemmeno per la mente di usare il preservativo. «Vaughn?»
Questi annuisce, sul viso il sorriso più grande che gli abbia mai visto fare. «Tesoro, lasciamo parlare la dottoressa prima di farci prendere troppo dall'eccitazione.»
Il cuore mi batte forte e lo stomaco mi sembra pieno di farfalle svolazzanti. Guardo negli occhi l'uomo che amo con tutta me stessa mentre mi rendo conto di essere già eccitata. «Sono incinta?»
La dottoressa si schiarisce la gola. «È quello che indicano i risultati delle analisi. E...»
Senza lasciarla finire, Vaughn mi attira sul suo grembo e mi bacia gli occhi, le guance e la bocca. «Un bambino. Il nostro bambino.»
Stavolta la dottoressa ride ed emette un sospiro. «Vi lascio un paio di minuti da soli e poi faremo qualche esame per stabilire la settimana di gravidanza» dice, prima di uscire dalla stanza.
Scostandomi delicatamente i capelli dal viso, Vaughn mi fissa intensamente negli occhi. «Sei contenta?»
«È sicuramente una sorpresa. E un po' prima di quanto avessimo programmato. Ma sì, sono contenta.» Inizio a ridere, e forse anche un po' a piangere, ma sono lacrime di pura gioia. E poi ci baciamo, ci abbracciamo e...
Mi stacco dalle sue labbra, a corto di fiato. «Oh mio Dio, Vaughn, sai cosa significa questo?»
Lancia un'occhiata alla porta. «Sì, che tuo fratello mi ucciderà per davvero.»
Scuoto la testa, sorridendo da un orecchio all'altro. «Significa... che possiamo fare una fuga d'amore e sposarci prima del previsto!»
«Oh, sì.» Curva la bocca in un sorriso grande quanto il mio e mi dà un bacio colmo di amore e promesse per il futuro. Alla fine, si ritrae e parla con voce bassa e roca per l'emozione. «Domani. Sposiamoci domani.»
Annuisco. «Non voglio aspettare un giorno di più.»
«Dillo, piccola.»
Ah, quest'uomo. «Mrs. Natalie Vassar.»
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